Bagaladi: la porta del Parco

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Porta di accesso al Parco Nazionale d'Aspromonte

Percorrendo la Strada Provinciale n. 3 (ex S.S. 183), che da Melito di Porto Salvo porta, a Gambarie d'Aspromonte, dopo circa 15 km si arriva a Bagaladi. La cittadina è inserita in un ambiente molto vario cha va dai rigogliosi uliveti della fascia collinare ai fitti boschi di castagno e faggio della zona montana con molte sorgenti di acque minerali; le due zone sono separate da una grande distesa pianeggiante coltivata a cereali. L'abitato è disposto ordinatamente sul fianco di una ridente collina e nella campagna circostante sono discretamente conservate parecchie case coloniche e frantoi dei secoli XVIII e XIX.

Il territorio presenta uno sviluppo compreso tra 340 metri di altitudine della zona di Ielasi fino ai 1673 metri della zona di Pantanizzi, la sua estensione è di circa 31 Kmq.

Il comune di Bagaladi è delimitato a Est dal Torrente Tuccio, ricco di acqua, di vegetazione, tracce di antichi mulini ad acqua e di piccole masserizie; confina con i Comuni di San Lorenzo, Montebello Ionico, Reggio Calabria, Cardeto e Roccaforte del Greco. Ha 1478 abitanti e 465 famiglie circa, è situato sul versante ionico meridionale, comprende i nuclei abitati di Ielasi, Embrisi e Gornelle, si trova nel cuore dell’Area Grecanica di cui ne condivide la storia e il patrimonio linguistico e culturale.

Il centro storico di Bagaladi si trova in una posizione abbastanza elevata a circa 473 metri di altitudine ed è adagiato sul fianco di una collina ai piedi del monte Pezzi; il suo territorio è compreso nel Parco Nazionale d’Aspromonte di cui rappresenta la più caratteristica Porta di accesso.

Documenti storici, del periodo normanno, avvalorano l’esistenza di possedimenti nella valle della fiumara Tuccio sin dal 1095, successivamente donati all’Archimandrita di San Salvatore di Messina.

Nel XIII secolo la Valle Tuccio viene annoverata tra le sei signorie ecclesiastiche calabresi, diventa feudo e viene inclusa nella baronia di Guglielmo di Amendolea. Il feudo passa agli Abenavoli, a Bernardino Martirano e poi viene acquistato dai Mendoza che nel 1624 lo vendono ai Ruffo di Scilla che manterranno la proprietà fino all’eversione napoleonica del 1806.

Le origini del suo nome sono incerte e non si hanno elementi validi che avvalorino una tesi piuttosto che un’altra. Il Guarna Logoteta afferma che il nome derivi dal greco “blàdaros” che significa “snervante”. Padre Familiari afferma che il toponimo sia composto da una parte turca “beghe” cioè “terreno” e da una parte greca “lade” cioè “ulivo”.

Altra ipotesi è fatta derivare da alcuni documenti del 1275 e del 1276 dove il paese veniva chiamato Valle-Tuccio; con l’espandersi del dialetto volgare scomparve la seconda parte sostituita dal greco “alàdi” cioè “olio”, per cui Valle-Tuccio diventò Val-alàdi cioè valle dell’olio, un nome che, per la grande produzione olearia del paese, non potrebbe essere più azzeccato.

Atri affermano che il nome fosse legato alle frequenti incursioni saracene, da cui deriverebbe il nome Baha’Allah cioè “la bellezza viene da Dio”. Altri ancora affermano che il nome sia un sostantivo possessivo greco “Vadalàdi” cioè terra della famiglia Vadalà.

Ma al di là dell'origine etimologica del termine, tutte le interpretazioni sono concordi nel dare al toponimo un riferimento alla coltura principale presente nella zona e cioè quella dell’ulivo.

Nel corso dei secoli, l’area, oltre a essere sotto l’influenza greca, è stata sede di importanti centri monastici basiliani, ed è probabile che la coltura dell’ulivo sia arrivata proprio dalla Grecia o dal Medio Oriente a seguito delle continue migrazioni che si sono avute nel periodo classico e, successivamente, col monachesimo basiliano.

Le origini di Bagaladi sono quasi sconosciute; il Genovese le fa risalire al X secolo, a opera di monaci basiliani che avrebbero fondato la Badia di San Teodoro Mariano con chiesetta dedicata a San Fantino.

Non si hanno notizie certe su questa badia, ma sicuramente la Valle del Tuccio fu ricca di Monasteri tra i quali il più importante fu il Monastero di Sant’Angelo, in territorio bagaladese, insieme ai Monasteri di San Teodoro, San Michele e San Fantino costruiti intorno ai secoli X - XI.

Il Monastero di Sant’Angelo si presume fosse siculo-bizantino e fosse stato eretto dai monaci basiliani sfuggiti alle incursioni arabe della Sicilia. Esso sorgeva in località Rungia e i suoi resti furono visibili fino all’alluvione del 1951.

A Bagaladi esistevano due chiese: la chiesa della SS. Annunziata e la Parrocchia di San Teodoro Martire.

La chiesa della SS. Annunziata sorgeva oltre il torrente Zervò, era privata, forse bizantina, e risaliva, probabilmente, al periodo iconoclasta.

La parrocchia di San Teodoro, invece, fu realizzata dall’arcivescovo d’Afflitto il 7 febbraio 1628 e sorgeva nell’attuale Piazza della Libertà, era costituita da tre navate e dall’abside rivolto a Occidente. Le due chiese sono state distrutte dai terremoti del 1793, del 1894 e del 1908.

L’attuale chiesa parrocchiale di San Teodoro Martire, custodisce sul lato destro della sua unica navata, il gruppo marmoreo della SS. Annunziata di eccezionale importanza rappresentante “L'Annunciazione”, con le figure della Madonna e dell’Angelo a grandezza naturale poste a destra e a sinistra di un leggio e da un tondo in basso-rilievo incassato nella parete. Tutta la composizione è racchiusa in una cornice su cui è inciso il nome del donatore e la data del 1504. L’opera viene attribuita ad Antonello Gagini. Le sculture, realizzate in marmo bianco di Carrara, sono di notevoli proporzioni e riescono a ottenere tutta l'attenzione del visitatore anche per il pregnante misticismo che esprimono.

L’altra opera custodita all’interno della chiesa parrocchiale di San Teodoro Martire è un crocefisso marmoreo scolpito sia nella parte anteriore che in quella posteriore. Esso è posizionato sull’altare maggiore della chiesa. La figura arcaica del Cristo e il sottile motivo a tralci che orna i bracci della croce, fanno pensare che questa potrebbe essere un’opera bizantina, ma buona parte dei critici ritengono che essa sia stata realizzata tra il cinquecento e il seicento.

Di notevole interesse architettonico è il centro storico di Bagaladi; esso è formato da case a schiera che si affacciano su angusti vicoli caratteristici.

Altra importante opera, di cui Bagaladi va fiero, è la “Madonnina dell’Ulivo”, una statua della Madonna in bronzo posta in località San Giovanni, un posto rialzato da cui è possibile ammirare tutto il paese.

La montagna di Bagaladi, che raggiunge quote che superano abbondantemente i 1500 metri d'altitudine, riserva delle belle pinete ricche di acque sorgive, (zona di Cufalo e Pantanizzi)

Fra i bagaladesi illustri troviamo il pittore Nunzio Bava, considerato il maggiore esponente del verismo calabrese del Novecento. In un'intervista il pittore ricordava al giornalista la "sua amata Bagaladi, che salendo lungo la riva destra della fiumara di Melito, in mezzo ad agrumi e orti irrigati con pozzi, si raggiungeva dal mare, tra gelsi e uliveti”. “...sono felice di essere calabrese e di essere nato in un paese che pochi riuscirebbero a trovare sulla carta geografica e mi piacerebbe dopo morto essere ricordato almeno per questo mio attaccamento alla terra dei padri e alla memoria di un tempo...”.

Dal punto di vista culinario, Bagaladi può essere inserito a pieno titolo tra le tradizioni della cucina greco-calabra di cui l'eccezionale pecorino, la ricotta locale e l'immancabile capra al ragù, ma anche le "frittole" (cotenne di maiale) e i salumi (capicollo, soppressata, pancetta), ne rappresentano i prodotti tipici, insieme a prodotti particolari, come la guastella (focaccia) e lo stomatico.

A Natale in ogni famiglia si preparano i "petrali" dolci a base di frutta secca, ripiene di uva passa e le "zippole" o "crispelle" (un tipo di focaccia fritta con sardina o acciuga) per ricordare tradizioni che si rinnovano di anno in anno soprattutto in occasione di festività particolari (San Martino, Natale).

A Pasqua, ancora secondo la tradizione locale e di quasi tutta l’Area Grecanica, si preparano le "cuddhure cu l'ova" (aggùta), dolci a base di miele con un uovo sodo al centro.

Bagaladi produce del buon olio vergine d'oliva e un vino molto ricercato, il "Cuvertà", rosso, a forte gradazione, con riflessi violacei, adatto per accompagnare gli arrosti.

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