Gerhard Rohlfs, un tedesco in Aspromonte

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L'archeologo delle parole

Gerhard Rohlfs nacque a Berlino nel 1892. Fu chiamato alle armi nella prima guerra mondiale e visitò alcuni campi di prigionia, dove fece una scoperta che doveva segnare tutta la sua vita di studioso: si rese conto che i prigionieri italiani, parlavano numerosi dialetti. 

Finita la guerra, Rohlfs decise di dedicarsi alla glottologia e alla dialettologia dell'Italia, abbandonando gli studi di botanica, che aveva da poco intrapreso.

Già docente di filologia romanza in Germania, Rohlfs arrivò in Calabria con lettera di presentazione di Benedetto Croce, e scoprì subito le differenze linguistiche tra la Calabria latina, a nord della strozzatura Lamezia-Squillace, e la Calabria greca, quella reggina.

In quest'ultima poi, c'era un'area ancora più impervia chiamata Bovesìa, dove il greco era ancora lingua viva.

I pochi studiosi italiani che si erano accorti di questa incredibile sopravvivenza, avevano fatto risalire la grecità linguistica esclusivamente al periodo bizantino, soprattutto al x secolo, epoca di intensa colonizzazione monastica basiliana.

Dopo attente e capillari verifiche sul territorio, Rohlfs annuncia la sua teoria della trasmissione ininterrotta dell'ellenismo calabrese ex temporibus antiquis, cioè direttamente dai tempi della Magna Grecia, senza sostanziali soluzioni di continuità.

Ciò equivale a sostenere che il latino, che è riuscito ad imporsi, sostituendosi alle lingue locali, in tutto l'impero, dalla Spagna alla Romania, non sarebbe penetrato in quell'inospitale territorio se non superficialmente, senza però sostituirsi al greco.

In Calabria Rohlfs viaggiò dal 1921 al 1983, sostando in 365 paesi, frequentando le osterie dei piccoli centri aspromontani, familiarizzando con gli abitanti per conoscere dal vivo le particolarità della parlata locale.

Usanze, parole, proverbi, giochi, cognomi, soprannomi, frasi idiomatiche, strutture sintattiche: in 65 anni di indagini tutto viene passato al setaccio, registrato, catalogato, studiato e fotografato.

Fotografare per Rohlfs significava andare oltre la parola, fermare un modo di vivere, cogliere il silenzio interiore, la verità di una condizione umana o diciamo addirittura il segno di un destino.

Un "archeologo delle parole" che ha lasciato oltre 700 scritti, 15 dei quali esclusivamente dedicati alla calabria, come il "dizionario dialettale delle tre calabrie", il "Dizionario dei cognomi e dei soprannomi della calabria" e il Dizionario toponomastico e onomastico della Calabria, questi libri costituiscono un'insuperabile trilogia di cui la Calabria può andar fiera. 

Riconoscimenti gliene arrivano tanti, ma una delle onorificenze più gradite giunge il 18 marzo 1968: il conferimento della cittadinanza onoraria di Bova.

Oggi a quasi trent'anni dalla sua scomparsa, l'etnia greca di Bova deve a Gerhard Rohlfs, in larga parte, il recente recupero di un'identità linguistica e culturale che anche grazie ai suoi studi resisterà ad una malinconica estinzione.

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