Lettere dall'Africa 2

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Lettera dalla Sierra Leone agli amici di Grecanica

 

Cari amici finalmente riesco a spedirvi la seconda lettera ma prima voglio ringraziarvi di cuore per l’affetto e il sostegno che continuate a darci con le vostre preghiere e le vostre mail.

20 Giugno. Come vorrei potervi raccontare che l’ospedale si sta svuotando, invece no, si riempie sempre di più. Stamani i casi gravi sono stati 3, ma, grazie a Dio, pomeriggio con chinino e trasfusioni di sangue, questi bimbi stavano un po’ meglio.

Mentre eravamo nell’ufficio “poste e telecomunicazioni”, per il solito appuntamento serale, una telefonata allarmante dalla pediatria avvisa Tito che un bimbo è gravissimo. Tito scappa e io dietro lui, pensando a Gassimu non riuscivamo a proferir parola, solo giunti alla porta dell’ospedale, Tito quasi a prepararmi mi dice: “Non so se ce la farà, è molto grave”.

La prima a raggiungere il letto di Gassimu sono stata io, ma vedo che il piccolo è stazionario… e allora?  Su un lettino per le visite, purtroppo posto nella stessa stanza dei degenti, un altro bambino si scuote in preda alle convulsioni, che, i parenti riferiscono, ha continuamente dal mattino, ed è incosciente (malaria cerebrale), si chiama Jakaja e ha circa 3 - 4 anni. Mentre le infermiere, con grande difficoltà, tentano di prendergli la vena e Tito lo visita e dà disposizioni sul da farsi, io mi avvicino al letto di Gassimu. La mamma mi sorride, come a un'amica e chiama Gassimu per farmi vedere che il bambino fa dei movimenti con le braccia, quasi a cercare qualcosa che però non vede, poi con dei cenni mi fa capire che deve andare a lavare qualcosa e a prendere un po di acqua e mi affida il bambino in sua assenza.

La bombola di ossigeno che ventilava Gassimu si è di nuovo bruciata, per fortuna ne è arrivata un'altra, ma stanno ventilando Jakaja, allora prendo il mio ventaglio e sventolo Gassimu. Il caldo è afoso, opprimente, insopportabile e quei poveri piccini hanno tutti febbre molto alta. Chiamo Gassimu, lui alza le manine, io avvicino la mia e lui mi stringe un dito, lo dico a Tito che nel frattempo, ha finito con Jakaja, e lui sorridendo mi dice: “Sta migliorando, speriamo non abbia esiti per la troppa carenza di ossigeno”.

Arriva la mamma e risollevata dai nostri sorrisi, guarda Gassimu con tanta dolcezza. Mi avvicino a Jakaja e gli faccio una carezza, gli scossoni sono finiti, ma il bambino è in coma. I parenti, sono tanti al suo letto, hanno delle facce tesissime, prive di speranza, cerco di accennare un sorriso e quasi in punta di piedi mi allontano per rispettare il loro dolore. Poi un saluto veloce a tutti i bambini e a casa.

Cari amici stasera vi affido anche Jakaja, che sta lottando per la sopravvivenza e i suoi parenti, soprattutto quello che credo sia il nonno e che mi è sembrato avesse lo sguardo totalmente perso nel dolore. Incrociando il suo sguardo, quando ho sorriso tentando di infondere un po’ di speranza, ho avuto la netta sensazione che sapesse che era un’illusione, per la quale, però, ringraziava.

1° Domenica a Pujehun. Santa Messa ore 9,30. Come mi piacerebbe vedere solo un'Africa in festa!

L’incedere della croce retta da un bambino, che va a passo di danza, lento, molto lento, e solenne, e le voci di tutta l’assemblea, gioiose, esultanti, in festa, mi restituiscono quella vita che sembra spegnersi nel respiro affannoso di Jakaja e nel sorriso da troppi giorni spento di Gassimu. Un nodo alla gola non mi fa respirare e gli occhi mi si riempiono di lacrime al passaggio di “quella” croce.

Lento all’ira e grande nell’amore”  Non guardare i nostri peccati Signore, ma per il Tuo amore salvaci.

Quanto il cielo è alto sulla terra …(Is 55,9). … quanto…?

Alle volte mi sembra irraggiungibile. E sicuramente per noi lo è… se non fosse per Lui , che ci viene incontro e colma con il suo amore tutto ciò che va colmato.

0re 15 “Oggi in Cielo è festa”… Jakaja è insieme al Re ed è insieme a Giovanni, Elisa, Caterina, Clara, nonno Lucio… la lista si allunga… il cielo, in questo momento, sembra troppo alto e non riusciamo a sentirne la gioia.

Erano giunti altri parenti per vederlo, avevano intuito, ma quanta dignità nel loro dolore.

Sarà gioia

Questo dolore
che mi segue come un’ombra.
Dammi la mano,
ti porto io.
Insieme cammineremo per giungere a Colui che ci darà la Vita.
Le più nascoste lacrime, quelle che,
nell’attesa,
si celano lì dove il sole non le può asciugare,
brilleranno di gioia quando ci rincontreremo.
Saranno il gioiello più bello
che vestiremo alla presenza del Re.
“Credo, aiutami - Signore - nella mia incredulità” (Mc 9, 24)

Zia Nunziella
(6 settembre 2008- scritta per l’amato nipotino Giovanni, che il 6 settembre 2007, all’età di soli 5 anni, dopo una brevissima malattia di sole 13 ore, è andato in braccio a Gesù)  

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